"Dai, allunghiamo la vacanza di qualche giorno e lavoro da lì." Chi di noi non l'ha pensato almeno una volta? Sei in un posto bellissimo, il lunedì si avvicina, e ti dici: perché tornare? Ho il portatile, ho il lavoro — mi basta una connessione.

Bello. Bellissimo. Sulla carta.

La realtà dello "smart working in vacanza"

Poi arriva il lunedì mattina. Ti siedi al tavolino dell'hotel, apri il portatile, e inizi a capire che la vacanza è finita. E che lavorare non è la stessa cosa che essere in vacanza con un portatile davanti.

Perché trovare il setting giusto per lavorare da remoto è un'impresa. E chi non l'ha mai provato non può capire quanto sia frustrante.

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L'hotel

Wi-Fi "ad alta velocità" che va a 3 Mbps. Zero spazi comuni dove lavorare. Unica opzione: il letto. Dopo due ore hai mal di schiena e zero concentrazione.

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L'appartamento su Airbnb

"Wi-Fi incluso" nel listing. Peccato che sia il router del 2014 del vicino, condiviso con tre appartamenti. La videocall è un freeze continuo.

Il bar

Trovi la connessione. Ma c'è la macchina del caffè che parte ogni 30 secondi, il bambino che urla, e la musica a palla. Provi a fare una call. Impossibile.

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L'hotspot del telefono

Piano B disperato. Funziona — finché non ti accorgi che hai consumato 8 GB in due ore di call. E che in montagna il segnale va e viene come gli pare.

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Il "coworking" del posto

Google Maps dice che c'è un coworking. Arrivi: è chiuso il lunedì. O è una stanza con due sedie e una presa. O non esiste più da due anni.

Risultato? Passi la mattina a cercare un posto dove lavorare invece di lavorare. Sei stressato, sei in ritardo, e la vacanza allungata diventa un incubo logistico. Alla fine pensi: la prossima volta torno a casa e basta.

Il remote work sulla carta è "lavora da ovunque". Nella pratica è "lavora da ovunque, se trovi il Wi-Fi".
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Il Wi-Fi che singhiozza

C'è un momento che ogni remote worker conosce. Quel momento in cui stai per condividere lo schermo con un cliente importante, fai click su "presenta", e lo schermo si blocca. La tua faccia si freeza in un'espressione imbarazzante. L'audio diventa un robot. Il cliente dice "ti sento a scatti". Tu dici "un secondo" e dentro stai morendo.

Oppure: sei in una call con il tuo team. Stai spiegando qualcosa. Ti rendi conto che tutti ti fissano in silenzio. Controlli: sei in muto? No. Il Wi-Fi è caduto. Da quanti secondi stai parlando da solo? Non lo sai. Mai lo saprai.

Chi lavora da remoto non ha bisogno di un Wi-Fi "che funziona". Ha bisogno di un Wi-Fi che non lo tradisca nei momenti che contano. E la differenza tra un Wi-Fi da hotel e un Wi-Fi serio può essere la differenza tra un cliente perso e un cliente mantenuto.

Non è solo il Wi-Fi. È tutto il setting.

Però il Wi-Fi è solo l'inizio. Per lavorare davvero — non per rispondere a due email e fare finta — ti serve molto di più.

Ti serve uno spazio dove nessuno ti interrompe. Dove puoi fare una call senza abbassare la voce. Dove la sedia non ti distrugge la schiena dopo tre ore. Dove la luce è giusta, il silenzio è rispettato, e l'atmosfera dice "qui si lavora" senza che nessuno debba dirti niente.

Ti serve, in pratica, quello che hai a casa — ma in un posto che non è casa tua. E trovar un posto così, spontaneamente, in vacanza, in un borgo, in montagna, in un'isola? Buona fortuna.

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Perché in RemWork il setting è priorità numero uno

Quando ho iniziato a pensare a RemWork, la prima cosa che mi sono chiesto non è stata "quali esperienze organizziamo" o "dove andiamo". La prima domanda è stata: il Wi-Fi regge?

Sembra banale. Ma è la cosa che separa un'esperienza che funziona da un disastro. Puoi organizzare la cena in vigna più bella del mondo, il giro in mongolfiera più spettacolare — ma se la mattina il Wi-Fi non va, hai rovinato tutto. Perché queste persone lavorano. Hanno clienti, scadenze, meeting. Non sono in vacanza.

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La nostra promessa: lavorare senza pensieri.

Ogni struttura RemWork viene testata personalmente. Wi-Fi stabile, velocità verificata, backup previsto. Non ci basta "funziona": deve funzionare quando hai la call più importante della settimana.

Per ogni struttura che valutiamo, la prima cosa che facciamo è sederci lì con il portatile e lavorare. Testiamo il Wi-Fi in diverse ore del giorno. Facciamo videocall. Verifichiamo che ci sia una copertura mobile decente come backup. Se il Wi-Fi non regge, la struttura è fuori — non importa quanto sia bella.

Ma non ci fermiamo alla connessione. Ogni esperienza RemWork è pensata per chi deve lavorare davvero:

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Wi-Fi testato e garantito. Velocità verificata, connessione stabile, backup mobile previsto.

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Spazi silenziosi. Zone dedicate al lavoro dove il silenzio è la regola, non l'eccezione.

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Privacy per le call. Angoli o stanze dove puoi chiuderti senza disturbare e senza essere disturbato.

🪑

Postazioni comode. Sedie e tavoli veri, non il bordo del letto o il tavolino del bar.

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Prese ovunque. Perché non c'è niente di peggio che litigare per una presa elettrica.

Caffè sempre disponibile. Non è un dettaglio. È una necessità fondamentale.

Lavorare bene per vivere meglio

Ecco il punto: RemWork non è un retreat dove il lavoro è un optional. È un'esperienza dove si lavora davvero — e proprio per questo il setting deve essere perfetto. Perché se la mattina lavori bene, senza stress, senza il Wi-Fi che singhiozza, senza dover cercare un angolo dove fare una call — allora alle 17 stacchi davvero. E il pomeriggio, l'esperienza, la cena, le connessioni — tutto ha un sapore diverso.

La differenza tra "ho allungato la vacanza e ho lavorato malissimo" e "ho fatto la settimana più produttiva e più bella dell'anno" è tutta nel setting. Noi ci occupiamo di quello. Tu ti occupi di lavorare e di goderti il resto.

All you need is Wi-Fi. E noi ce l'abbiamo.

Promesso.

Wi-Fi garantito.
Il resto lo rendiamo indimenticabile.

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